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Di: Marco Tunice di domenica 16 Ottobre 2016 16:37

Dieta paleolitica e fruttariani

Tra i molteplici credi alimentari la Paleodieta dovrebbe rappresentare l’alimentazione seguita dalle popolazioni primitive antecedenti l’avvento dell’agricoltura e allevamento. L’arco temporale di questo tipo di alimentazione è compreso tra circa 2 milioni di anni fa, con l’avvento dei primi utensili in pietra, a circa 10.000 anni fa, mentre la distribuzione geografica comprende più continenti. A causa di questo ampio intervallo temporale e geografico è difficile ipotizzare un ideale soggetto di riferimento. L’immagine più comune è, con tutta probabilità, quella di un nomade con un’alimentazione strettamente collegata all’ambiente, con fonti alimentari variabili a seconda della latitudine, del clima, della vicinanza o meno al mare.

Grande variabilità e diverse possibilità di interpretazione quindi, questa è, a mio modesto parere, la difficoltà maggiore nel comporre una qualsiasi dieta paleolitica. Volendo immaginare degli scenari, ad esempio scegliendo il continente africano dove si presume il tutto ha avuto inizio, con una latitudine prossima all’equatore, con un clima caldo, un confine tra savana e foresta, con variazioni stagionali poco accentuate, possiamo ipotizzare/analizzare una prima dieta piuttosto ristretta, la fruttariana crudista.

I sostenitori di questa dieta affermano che l’alimentazione, in origine, era costituita da alimenti crudi facilmente reperibili come frutti, semi, germogli. Questa dieta è, inoltre, a loro avviso, strettamente legata alle caratteristiche fisiche dell’uomo, di animale fisicamente poco potente, non adatto alla caccia, con mandibola mobile adatta alla masticazione  e costretto ad alimentarsi di quello che la natura spontaneamente offriva.

A mio personale parere, stranamente i fruttariani non prendono in considerazione gli insetti quale alimento complementare ricco in proteine e acidi grassi insaturi. Gli insetti sono facilmente reperibili e molto probabilmente costituivano parte importante dell’alimentazione primitiva, si trovano in gran quantità, e non occorrono particolari doti fisiche  o di dentatura per nutrirsene.

La dieta esclusivamente fruttariana sarebbe stata  possibile, oggettivamente, solo ad alcune latitudini e non prevedeva lo sviluppo di particolari abilità. Non dimentichiamoci che in natura tutti si ingegnano per riprodursi e procacciarsi il cibo e che il motore principale dell’evoluzione è rispondere alle situazioni ambientali. Potersi nutrire di più fonti alimentari è indice di evoluzione e di adattamento a più ambienti.

L’alimentazione, non è solo benessere, ma anche spinta evolutiva, sarebbe stato un gran vantaggio per il pianeta se ci fossimo nutriti solo di frutta e avessimo continuato a scappare dalla tigre dai denti a sciabola. Purtroppo per il pianeta non l’abbiamo fatto, ci siamo evoluti, modificando l’ambiente e modificandoci fisicamente, questa evoluzione è stata frutto dall’esserci ingegnati a mangiare di tutto, sotto la spinta evolutiva dettata da un ambiente che mutava dal punto di vista climatico e morfologico, maggiore è stato l’introito di aminoacidi, di acidi grassi, maggiore è stata la spinta evolutiva e il nostro cambiamento fisico.

A riferimento possiamo prendere due popolazioni di scimpanzé attualmente presenti in Africa, divisi nella loro nicchia ecologica più o meno due milioni di anni fa dal fiume Congo. Da una parte abbiamo i bonobo specializzati nella vita di foresta, sono prettamente frugivori si nutrono di frutta, semi, germogli, insetti e meno frequentemente di piccoli animali. Dall’altra gli scimpanzé prossimi alle savane, meno arboricoli, hanno dovuto adattarsi ad un ambiente con grosse modificazioni e a competitori diversi, come risultato sono diventati molto più potenti fisicamente, aggressivi con una struttura gerarchica diversa, hanno sviluppato una attività predatoria più marcata dei bonobo a danno di altre scimmie più piccole, al punto che sono stati segnalati casi di attacchi predatori nei confronti degli esseri umani come rapimenti di neonati, Questi ultimi sono i classici scimpanzé delle serie televisive che hanno dimostrato anche capacità intellettive maggiori. Se non fossero divisi dal fiume Congo, autentica barriera, con tutta probabilità i Bonobo, che comunque mi sono molto più simpatici dei loro cugini più prossimi, sarebbero sopraffatti e la loro nicchia ecologica occupata dagli scimpanzé più aggressivi.

Praticamente impossibile parlare di una dieta paleolitica generale, più plausibile ipotizzare una alimentazione in stretto rapporto all’ambiente, sicuramente più ricca in frutta, tuberi, germogli, insetti e piccoli animali nelle zone di foresta abbastanza simile a quanto supportato dai fruttariani, di contro più ricca in pesce, molluschi, crostacei nelle zone di mare e molto variabile in funzione delle stagioni alle nostre latitudini.

Ad esempio per la dieta di un cacciatore/raccoglitore delle nostre latitudini, si può ipotizzare un’alimentazione con una certa percentuale di selvaggina, dato che frutti, tuberi, semi hanno una loro stagionalità. Aggiungo che la selvaggina dell’epoca era ricca in acidi grassi insaturi, una composizione piuttosto diversa dalla carne presente oggi al bancone del supermercato, le carni degli animali d’allevamento sono decisamente povere in acidi grassi insaturi, gli stessi pesci d’allevamento perdono gran parte dei preziosi acidi grassi omega 3 e con tutta probabilità le carni attuali sono ricche di tossine sviluppate dalle condizioni di allevamento, dai cicli di antibiotici e dal tipo di alimentazione a cui sono sottoposti gli animali di allevamento.

Parere personale le presunte diete paleolitiche o fruttariane possono essere prese come spunto, ma mancano di riscontri oggettivi, fanno riferimento ad un antenato diverso strutturalmente. Si tratta di diete che non possono essere riprodotte integralmente, ma usando un termine paleolitico “scimmiottate”. Non possono essere riprodotte per il semplice fatto che non disponiamo delle stesse fonti alimentari in termini di qualità e quantità e abbiamo ritmi di vita e struttura fisica completamente diverse.

Possono fornire dei riferimenti molto interessanti, l’importante è poterli inserire nel contesto attuale e soprattutto personalizzarle senza integralismi inutili. Personalizzare è importantissimo, sicuramente l’alimentazione attuale, nei paesi più benestanti, ha subito una deviazione verso il troppo e il troppo elaborato, sono gli eccessi a far saltare gli equilibri; l’eccesso di carne ha sicuramente portato ad effetti negativi così come l’eccesso di carboidrati. Probabilmente il punto chiave sta in questo equilibrio riuscire a nutrirsi il giusto, migliorare la qualità delle fonti alimentari e sperimentare individualmente quali alimenti sono i più adatti a noi.

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