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Di: Marco Tunice di martedì 11 Aprile 2017 18:00

Il concetto di resilienza

Diciamocelo…. per alcuni affermare di vivere una vita stressante è motivo di vanto…. questo perchè si tende a visualizzare la figura dell’uomo indaffarato, occupato in mille progetti e attività come icona di successo/riferimento  e l’associazione… sono stressato quindi faccio anch’io parte di una categoria di successo …è lì a portata di mano.

Di fatto, si utilizza un termine particolarmente accattivante per descrivere chi sopporta al meglio le situazioni stressanti….. questo termine è resiliente…un termine preso in prestito dalla tecnologia metallurgica dove si definiscono resilienti quei metalli in grado di resistere agli urti senza spezzarsi e dove si studia come aumentare questa capacità… ad esempio sottoponendoli a stress termici…in pratica resilienza non è semplicemente la capacità di resistere allo stress ma anche la possibilità di migliorarsi in condizioni critiche.

Diciamo che il concetto è piuttosto vecchio almeno quanto i detti popolari “Quello che non ti uccide ti rende più forte” anche se comunque resiliente è un termine decisamente più “commerciale”….. e si sa la forma è importante.

L’essere sottoposti ad uno stress genera adattamento/assuefazione, ad esempio tutti ci ricordiamo i primi tentativi al volante dell’auto, la difficoltà nel coordinarsi mentre adesso tutto o quasi ci viene in automatico, anzi, una volta padroni della situazione, riusciamo a distrarci nei modi più assurdi 🙂 …. lo stress come elemento che tempra, fin qui nessuna novità, ma come utilizzare praticamente il concetto di resilienza ? Il problema è che alla capacità di adattamento possiamo dare un nome….resilienza per l’appunto… possiamo verificare quali soggetti hanno sviluppato ai massimi livelli le modalità di adattamento, ma alla fine….. possiamo insegnarla/maneggiarla?

Diversi ritratti del soggetto resiliente riportano queste caratteristiche:

  • vede stress e cambiamenti come una opportunità
  • programmi e progetti sono realistici non fa il passo più lungo della gamba
  • altruista e comunque pronto a riceve aiuto dare e avere capacità di scambio
  • fiducia nelle proprie possibilità e capacità autoironia
  • pazienza e tolleranza
  • A livello fisiologico questi soggetti hanno una bassa produzione di cortisolo, buoni valori di testosterone, di deidroepiandrosterone e di neuropeptidi che regolano appetito e diminuiscono ansia

Dalla parte opposta… chi cede sotto stress….abbiamo il contrario…… al di là delle considerazioni sull’umore… abbiamo un organismo in sofferenza con un ritmo alterato, solitamente in una forte fase infiammatoria, in pratica una struttura indebolita

Diciamocelo lo stress non è un nemico se….. ce la fai…… anzi è quello che dà sale all’esistenza.

Correre per 20 km non è un evento stressante quando si riesce a godere sia l’atto atletico e la fase successiva di recupero…. sono infinite le opportunità quando siamo fisiologicamente a posto. E non mi stancherò mai di ripetere fisiologicamente a posto, nella stragrande maggioranza dei casi, comporta anche un approccio mentale più rilassato…comporta il non essere ansiosi.

Chi soffre di depressione o ansia cronicizzata dimostra di non possedere quella “plasticità” del tessuto nervoso necessaria per adeguarsi efficacemente allo stress o quantomeno dimostra di aver sperimentato il… “punto di rottura”… vuoi per carenze soggettive, vuoi per urti, a cui è stato involontariamente sottoposto, in grado di sfondare le paratie di una corazzata.

Essere resilienti non è una questione di carattere…è piuttosto il possedere doti genetiche e avere la possibilità di poterle sviluppare… nessuno si sognerebbe di dare del perdente o colpevolizzare chi soffre di allergia all’ambrosia, eppure il suo sistema immunitario si trova in uno stato disfunzionale, non risponde in maniera adeguata alle sollecitazioni ambientali.

L’ansioso cronico, piuttosto che il depresso, si trovano in una condizione disfunzionale a causa di carenze del sistema nervoso e non per una scelta di vita….. ma, fondamentalmente, questo è quanto sono riusciti a fare con quello che l’ambiente, le situazioni e la soggettiva dote personale ha permesso loro di fare. Non si può insegnare la resilienza o quantomeno la si può insegnare alla stessa stregua di come si insegna a giocare a volley …la differenza la farà la “plasticità” del soggetto e l’ambito dove si troverà ad agire.

La resilienza è frutto della somma di più elementi… come lo è un buon giocatore di volley che deve possedere doti atletiche, tecniche e decisionali …la resilienza è armonia ed equilibrio… difficile da insegnare ma sicuramente “materia” di studio affascinante e assolutamente necessaria.

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