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Di: Marco Tunice di venerdì 1 Dicembre 2017 16:58

Sindrome da stanchezza cronica

La Sindrome da Stanchezza Cronica (Chronic Fatigue Syndrome abbreviata in CFS) denominata anche malattia da Intolleranza Sistemica allo Sforzo (Systemic Exertion Intolerance Disease abbreviata in SEID) è una manifestazione sempre meno rara, caratterizzata da profonda stanchezza, incapacità a recuperare da sforzo fisico, associata a dolori muscolari, diminuzioni facoltà intellettive, vertigini, acufeni e alterazioni del sonno. La medicina accademica ne riconosce una origine multifattoriale dove stress ripetuti e infezioni virali sembrano essere i maggiori fattori predisponenti.

Chi soffre di CFS presenta un quadro sintomatologico piuttosto articolato, anche se apparentemente privo di alterazioni fisiologiche rilevanti, dove le cellule risultano completamente drenate energeticamente (con un funzionamento deficitario dei mitocondri) e più in generale con una flora batterica alterata.

Nelle forme più lievi la CFS è spesso catalogata come forma depressiva o di ansia cronicizzata, personalmente credo che questa patologia possa essere un buon esempio di come una condizione organica (difficilmente indagabile) possa essere “ridotta” ad una condizione umorale.

Il malato di CFS ha una incapacità fisica e mentale a reggere ritmi e sforzi che prima gli erano propri…. il non poter più contare su di una efficienza fisica, oltre al dolore che la patologia comporta, genera un cambiamento di umore che può essere manifestato con frasi tipiche dell’ansia come… “oddio non reggo”… o di depressione… “non reggo punto e basta”…. dove le sfumature saranno più o meno accentuate sulla base delle caratteristiche costituzionali e sulla storia soggettiva.

La condizione di Stanchezza Cronica può essere sperimentata da qualunque sportivo che superi la soglia di rigenerazione e vada in sovrallenamento. Quando il carico di lavoro diventa eccessivo non è più tradotto in termini di crescita organica, ma di vero e proprio trauma, portando in sofferenza l’intero organismo. La differenza, con un soggetto che si ammala di CFS, è che lo sportivo è solitamente ben monitorato sotto l’aspetto endocrino, immunitario e fisiologico, può contare su di un supporto alimentare e di supplementazione, di adeguati periodi di scarico per poter recuperare…… ma fattore decisamente più importante su di una predisposizione genetica/costituzionale a rigenerarsi.

Come per ogni altra patologia, anche per la CFS si può essere più o meno attrezzati, per poterla superare o per non “incapparci” mai a seconda dei traumi subiti e delle risorse genetiche a disposizione…… è chiaramente una patologia attuale o 4.0  con una diffusione facilitata dal cambiamento dei ritmi, dalla moltitudine di nuovi stimoli….. tutte sollecitazioni alle quali il soggettivo sistema endocrino e neuronale non ha potuto reagire…. è il prezzo che si paga per essere competitivi/adattarsi al nuovo ambiente.

Le malattie sono espressione di una reazione di adattamento/superamento dove l’aggressore può essere un nuovo virus o un nuovo stile di vita….. nell’articolo relativo alle Tipologie costituzionali omeopatiche ho sottolineato come noi siamo il frutto di una selezione dove i soggetti (più attrezzati) delle passate generazioni hanno superato carestie, batteri, virus e trasmesso queste loro capacità alle attuali generazioni. Allo stesso modo, in questo periodo storico, stiamo sperimentando nuove condizioni di vita e conseguentemente nuovi adattamenti che, si presume, potremo trasmettere a nostra volta alle future generazioni.

In chi è affetto da CFS il sistema non ha retto… è andato sotto… troppe volte è stato inconsapevolmente innestato il “turbo” per tenere un ritmo non consono alle capacità soggettive con il risultato di esaurire le risorse e….. purtroppo…. al momento non esistono antidoti, ma piuttosto delle linee guida così riassunte:

  • Evitare di forzare la situazione
  • Evitare di ripetere gli stessi errori
  • Rendersi conto dei propri nuovi limiti

punto fondamentale è comprendere che chi ne è colpito si ritrova in una condizione di sofferenza, a volte di totale invalidità, dove si viene bollati come fanfaroni mentre il più delle volte si tratta di soggetti che proprio per il loro senso del dovere sono andati fuorigiri.

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