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Di: Marco Tunice di martedì 27 Febbraio 2018 10:00

Una vita da gazzella

Come se la passa una gazzella nella savana? Sostanzialmente è una preda… il cibo preferito da leoni, leopardi, ghepardi, iene e così via…. non se ne può star tranquilla….. deve vivere in gruppo, contare sui grandi numeri…..tanti occhi, orecchie e nasi che possono percepire il pericolo con in più la speranza che qualcosa di brutto possa capitare al vicino piuttosto che a lei….. Nel corso della evoluzione si è strutturata per correre veloce fin dai primi minuti dopo la nascita, ha sviluppato grande capacità sensoriale… si tratta di un animale costretto a vivere in uno stato di allerta per finalizzare la propria esistenza.

Come se la passa un predatore dominante, come un leone, nella savana? Ha pochi rivali nell’uno contro uno… ha sviluppato potenza, capacità predatoria, sensi….. rispetto alle sue prede può concedersi un maggiore relax, consapevole che solo un numero limitato di animali può insidiarne l’esistenza, le sue battaglie più importanti sono finalizzate alla gestione del territorio dove esercitare il dominio.

Analizzando l’atto predatorio, il leone è l’unico tra i due che può gratificarsi materialmente…quando l’attacco porta all’uccisione della gazzella la ricompensa è subito a portata di bocca… per la gazzella, quando sopravvive all’attacco, una gratificazione concreta non c’è …certo è viva e può “raccontarla” ma è consapevole che dovrà prolungare la sua allerta.

Se analizziamo le modalità con cui la gazzella si adatta all’ambiente circostante ne ricaviamo un quadro caratterizzato da :

  • Stato di allerta, se non continuo, molto presente
  • Gestione del territorio pressochè nulla, si subisce l’ambiente non lo si domina
  • Necessità di affidarsi ad altri soggetti per prevenire situazioni pericolose
  • Reazioni fisiche prevalenti… fuga o al limite mimetizzazione/blocco

Se analizziamo le modalità del leone troviamo:

  • Stato di allerta relativo, ricerca della gratificazione
  • Gestione del territorio, lo delimita, lo difende da intrusioni dei suoi simili, ne vuole di più
  • Reazioni fisiche prevalenti… attacco/combattimento

Proviamo adesso a traslare il tutto in ambito di relazione umane, esistono uomini fatti leoni piuttosto che gazzelle?…..secondo voi un ipotetico leone fatto uomo potrà sviluppare sindromi ansiose/depressive? Soffrire di attacchi di panico? ….Diciamo che non ci sarà portato, ci incapperà quando non riuscirà a gestire il territorio…leggi lavoro, famiglia, relazioni.

Secondo voi una ipotetica gazzella fatta uomo potrà sviluppare ansia, panico?…. Molto più probabile, sicuramente non sarà portato a gestire il territorio ma a subirlo…. tendenzialmente potrà cambiare spesso il lavoro, trasferirsi, cercare soluzioni dove ridurre la pressione, senza lottare  per ottenere gratificazioni perchè riesce ad ottenerle solo con sforzi doppi/tripli rispetto ad altri.

Questa semplificazione/analogia è stata fatta per comprendere come le modalità che portano a sviluppare le sindromi ansiose piuttosto che gli attacchi di panico siano estrapolazioni del modello di adattamento che adottiamo nel corso dell’esistenza. In pratica con il “modello gazzella” abbiamo maggiori possibilità di sviluppare ansia rispetto al “modello leone”.

E qui sorge l’altra domanda …perchè mai scegliamo un modello piuttosto che un’altro?… Per caratteristiche genetiche?… Per stress/traumi ambientali ripetuti?… Perchè imitiamo altri soggetti che abbiamo preso a riferimento?…. Per imprinting genitoriale inconscio?…. Perchè quella è la nicchia che fin da piccoli ci ha permesso di ottenere un ruolo all’interno di un gruppo?

La risposta è tutto questo… solo in parte…e altro ancora…. vedi il precedente articolo ” E’ veramente colpa nostra“…. Di fatto questi modelli esistono… ne esistono di intermedi….. sono abiti che indossiamo, strutturiamo, modelliamo …salvo poi comprendere che, a volte, ci presentano un conto piuttosto salato, il rovescio della medaglia.

Il quesito successivo è ….posso passare da un modello gazzella ad un modello leone per limitare gli effetti collaterali del primo? …Questo passaggio è consentito? …Porta a dei vantaggi? …Secondo molte scuole di pensiero motivazionale assolutamente si, leggi “l’aquila che si credeva un pollo”, dove l’assunto di base è che abbiamo enormi potenzialità che reprimiamo…. non ci passa neanche per l’anticamera del cervello che queste doti di fatto  non le possediamo, siano atrofizzate o non funzionali… proclami del tipo “se lo desideri intensamente lo puoi realizzare” possono semplicemente spingerci a situazioni di stress maggiore.

Tutto sommato la vita da gazzella ha i suoi pregi se riusciamo a modulare lo stato di allerta e trasformarlo in pacata osservazione mentre una vita da leone comporta anche scontri/ferite e carichi di stress che, solo se “strutturalmente ” si è leoni, si possono sopportare … meglio un giorno da leoni o 100 da pecore? Chi può dirlo…. probabilmente meglio vivere secondo le proprie attitudini, le gratificazioni arriveranno e se questo comporta l’adozione di un modello non esattamente vincente basterà non farci caso.

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MARCO TUNICE

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