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Di: Marco Tunice di lunedì 26 Marzo 2018 10:52

Quelli che la flora batterica

La flora batterica intestinale o microbiota è un parametro importantissimo per il nostro benessere, ci caratterizza modificandosi nel corso dell’esistenza, la sua composizione è principalmente frutto delle abitudini alimentari …ma non solo… anche delle sostanze, batteri, farmaci e virus con cui veniamo a contatto.

Fin dalla nascita una serie di fattori come il tipo di parto (se cesareo o naturale), l’allattamento al seno o con latte artificiale, le caratteristiche dei primi alimenti, l’inquinamento ambientale, influenzano la formazione e la composizione della flora batterica. Il bello e il brutto è che l’equilibrio tra i vari microorganismi costituenti varia nel corso degli anni in funzione delle nostre abitudini, dell’ambiente e dei nostri eccessi…. ne consegue che ci sarà comunque un margine per cercare di ottenere una flora batterica adatta al nostro benessere.

Il microbiota prospera su tutto il cibo che non riusciamo ad utilizzare o introduciamo in eccesso… diciamo che è un opportunista…. un opportunista che può farci comodo sia come spazzino che come produttore di sostanze utili. Nell’articolo relativo ai vegetariani avevo sottolineato come gli erbivori non possano utilizzare la cellulosa a scopo sostentamento/crescita ma è la loro flora batterica, in più passaggi, che rende possibile la trasformazione della cellulosa in acidi grassi a corta catena e proteine (queste ultime costituite dagli stessi batteri) che rappresentano la vera e propria fonte di alimentazione dei ruminanti. Si tratta di un efficiente esempio di sinergia positiva.

Al di là di queste relazioni sinergiche, il microbiota rimane, in primo luogo, un opportunista…. diciamo che non è esattamente sua volontà esserci di aiuto ma una diretta conseguenza. La quota di alimenti non utilizzati o non utilizzabili è collegata alle soggettive abitudini alimentari e dipende da fattori come eccessi/ripetitività o eventuali carenze enzimatiche. L’insieme delle sostanze introdotte diventa la fonte di sostentamento della flora batterica e la conseguente attività metabolica porta alla produzione di metaboliti di scarto… metaboliti che a loro volta potranno essere utilizzati positivamente dall’ organismo ospitante o divenire fonte di problemi.

La flora batterica sintetizza una serie di vitamine, acidi grassi utili, come gli omega 3, rende più digeribili una serie di alimenti…. ma purtroppo sintetizza anche molecole dalle quali difenderci o che scatenano reazioni di allerta nel sistema immunitario. Recentemente si è monitorato l’andamento di una sostanza estremamente dannosa, il trimetilammina-N-ossido o TMAO, questa sostanza, se presente in eccesso, favorisce la formazione di placche arterosclerotiche a livello vascolare. Da dove origina il TMAO? Il responsabile principale è un particolare tipo di flora batterica, in grado di sintetizzare il TMAO agendo su sostanze presenti in diversi alimenti.

Le sostanze utilizzate dal microbiota per produrre TMAO sono la carnitina, la fosfatidilcolina, la colina, la betainail paradosso è queste molecole sono valutate positivamente dalla comunità scientifica per la loro azione protettiva a livello cardiovascolare… la carnitina, ad esempio, viene prescritta come integrazione per migliorare il lavoro cardiaco, la fosfatidilcolina (commercializzata e conosciuta come lecitina) per migliorare il metabolismo del colesterolo.

Le fonti alimentari della carnitina sono principalmente le carni rosse, mentre la colina si trova nelle uova intere, ma anche nelle frattaglie, legumi e frutta secca e la betaina nei cereali e nelle verdure come le barbabietole. I prodotti ittici come pesce, crostacei e molluschi sono naturalmente ricchi di TMAO. Quindi non solo sostanze riconosciute come utili all’organismo, ma anche alimenti da sempre utilizzati nella composizione di diete salutari sembrano rappresentare la fonte principale di questa molecola così dannosa.

Occorre una precisazione, la flora batterica in grado di sviluppare TMAO prospera soprattutto in soggetti che abusano di carni rosse e prodotti caseari grassi, in pratica si sviluppa dove c’è maggiore abbondanza di materia prima… più in generale se tendiamo a mangiare prevalentemente carne in grandi quantità ad ogni pasto svilupperemo una flora batterica di tipo putrefattivo con aumentata produzione di TMAO mentre se privilegiamo cereali, frutta e verdura svilupperemo una flora batterica di tipo fermentativo con sintomi come gonfiore addominale e flatulenza.

La considerazione principale che emerge da tutto questo è che la composizione della flora batterica influenza direttamente i benefici che possiamo trarre da un alimento.

In buona sostanza siamo noi, nel corso degli anni, con le nostre abitudini alimentari a fornire la materia prima per selezionare e far prosperare il microbiota e siamo sempre noi con l’utilizzo di farmaci, cibi contenenti conservanti e additivi ad alterare gli equilibri tra le varie popolazioni di microorganismi . La flora batterica, per poter esserci utile, deve avere dei parametri in termini di quantità e qualità.…. se ne abbiamo troppa è perchè prospera sugli eccessi, se ne abbiamo principalmente di un solo tipo (putrefattiva piuttosto che fermentativa) è perchè abbiamo una scarsa varietà alimentare.

Per crearci una flora batterica adatta le raccomandazioni sono le seguenti

  • No ad eccessi alimentari di qualunque tipo
  • Utilizzare una buona varietà e qualità alimentare per quanto ci è possibile
  • Limitare cibi contenenti conservanti e additivi.. tutte sostanze che interagiscono con il microbiota
  • Limitare i farmaci per quanto ci è possibile
  • Valutare con il proprio terapeuta di fiducia l’opportunità di introdurre supplementi in base ad effettive necessità/carenze

Si tratta di raccomandazioni ben note, raccomandazioni che servono per il benessere in generale e che dimostrano come lo star bene e un microbiota in equilibrio siano l’uno la diretta conseguenza dell’altro. La mucosa intestinale è la nostra più importante zona di contatto con l’ambiente, su di una superficie di circa 300 mq veniamo a contatto con le più svariate molecole. Recenti studi indicano come anche un farmaco non antiobico su quattro sia in grado di inibire/modificare la crescita del microbiota… solo fino a poco tempo fa si pensava che questa caratteristica fosse riservata ai soli antibiotici, farmaci, per loro natura, in grado di interagire con i microorganismi… Questo tipo di studi non fa altro che porre l’attenzione su come tutto ciò che introduciamo interagisca con il microbiota e come questa interazione possa portare sia a reazioni sinergiche positive, come ad esempio aumentare l’efficacia di alcuni farmaci, o in altri casi, a sinergie negative come l’amplificazione degli effetti collaterali.

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